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Tre squadristi arrestati per le violenze

LUCCA. Primi tre arresti di appartenenti al gruppo ultrà dei Bulldog per l’aggressione e il ferimento di Emanuele Pardini, 27 anni. Il giovane di S. Anna era stato inseguito in auto nella notte tra venerdì 23 e sabato 24 febbraio, fatto sbandare e andare a sbattere contro tre macchine in sosta e quindi picchiato con pugni, calci, cinghie di cuoio e accoltellato ad una coscia e su un gluteo. In carcere con l’accusa di violenza privata pluriaggravata e lesioni volontarie aggravate superiori ai 40 giorni sono finiti ragazzi di 21-22 anniDue erano stati già denunciati dai carabinieri di Borgo Giannotti subito dopo l’azione squadrista, il terzo è stato individuato dalla Digos – a cui la procura ha affidato l’inchiesta – sulla base di una serie di indizi raccolti in questi dodici giorni di indagini serrate e minuziose. I tre finiti in manette sono: Giacomo Baroni, 21 anni, giardiniere di Antraccoli; Francesco Preziuso, 22 anni; disoccupato, di S. Concordio; e Alessandro Frediani, 22 anni, dipendente di un magazzino di vernici, residente a S. Andrea di Compito.
 Erano colpiti anche dal provvedimento che vieta l’ingresso negli stadi e sono appartenenti ai Bulldog, il gruppo di cui le cronache avevano parlato anche per le mazze sequestrate sul loro pullman in occasione della trasferta della Lucchese a Grosseto.
 Gli inquirenti sono sulle piste di altri appartententi ai Bulldog, nei cui confronti potrebbero scattare nuovi provvedimenti per le violenze. Si tratta di sette giovani, tra cui almeno due minorenni. La procura ne avrebbe ascoltati almeno un paio: chi in veste di indagato e chi come persona informata sui fatti. E starebbero collaborando con la magistratura per arrivare a definire con esattezza chi era presente al raid di S. Alessio, quale compito aveva, se ha osservato o ha partecipato direttamente all’agguato infierendo sul giovane a terra che, ranicchiato, cercava invano di coprirsi il volto e parte del corpo. Sulla base dei riscontri l’autorità giudiziaria deciderà se e quale provvedimento restrittivo emettere. In questi casi, soprattutto per i minori, la collaborazione è fondamentale per evitare le manette e guai giudiziari seri.
 Il provvedimento di custodia cautelare in carcere per i tre Bulldog è stato firmato dal gip Alessandro Dal Torrione su richiesta del procuratore Giuseppe Quattrocchi e del sostituto Sergio Garofalo, con la motivazione del pericolo concreto di reiterazione del reato: secondo le accuse, il commando non era nuovo a blitz notturni contro “i comunisti”. Dall’indagine di Digos e carabinieri sarebbe emerso che la caccia degli estremisti di destra ai giovani dei centri sociali o ai simpatizzanti di estrema sinistra andava avanti da un bel po’. Altri militanti erano stati picchiati, ma non avevano denunciato le aggressioni alle forze dell’ordine, limitandosi a farsi medicare in ospedale per contusioni ed ecchimosi guaribili in una settimana o due. E adesso qualcuno, dopo l’ultimo episodio, ha deciso di collaborare.
 Per la procura siamo insomma di fronte a un sistema di violenza consolidato da parte di estremisti che usavano lo stadio per affrancarsi e per farsi riconoscere, ma che poi commettevano la maggior parte delle loro azioni violente fuori dal Porta Elisa.
 Per l’accusa l’azione punitiva iniziava dall’individuazione della macchina di un appartenente ai centri sociali e quindi ritenuto un diverso, un nemico da odiare. A quel punto si dava il via all’inseguimento. Una volta raggiunta l’auto e fatto fermare il conducente ecco che dal branco partivano insulti seguiti da una raffica di botte.
 Gli indizi di colpevolezza nei confronti dei tre arrestati per il giudice sono gravi, concordanti e circostanziati. E, al momento, si basano su testimonianze e riscontri legati anche a perquisizioni domiciliari.
 È stato disposto che i tre siano rinchiuso in carceri diverse: Baroni in San Giorgio, Preziuso nel Don Bosco di Pisa, Frediani nella prigione di Massa. Il primo verrà interrogato lunedì alle 9.30 gip Dal Torrione; il secondo stamani, per rogatoria, dal giudice di Pisa; il terzo lunedì alle 11.30, sempre per rogatoria, dal giudice di Massa. Tutti e tre hanno nominato come legale di fiducia l’avvocato Alberta Cagnacci (si avvarrà anche della collega Erika Pezzi).
 Sulla vicenda il legale dei tre giovani Bulldog preferisce non parlare. «Aspetto di leggere gli atti prima di esprimere un qualsiasi giudizio – dice soltanto -. Frediani, tra l’altro, non solo è incensurato, come del resto gli altri due, ma non ha mai avuto guai con la giustizia».

Frediani preso al calcetto gli altri due erano in casa

LUCCA. Giovedì sera stava giocando con gli amici in un campo di calcetto a San Ginese quando la partita è stata interrotta dai carabinieri. Il maresciallo Di Leo della stazione di Borgo Giannotti ha invitato Alessandro Frediani, 21 anni, ad uscire dal rettangolo e andare a cambiarsi negli spogliatoi.
 Al giovane i militari hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere legata all’aggressione e al ferimento di Emanuele Pardini.
 Preziuso e Baroni sono stati arrestati nelle loro case. Sono rimasti tranquilli e hanno seguito carabinieri e polizia senza protestare. I genitori di Baroni hanno preso le difese del figlio tranquillizzandolo e sostenendo che avrebbero testimoniato davanti al giudice che la sera dell’aggressione lui era in casa con loro. Ma chi sono i tre giovani ultras finiti in manette? Mentre Frediani, al di là del Daspo, sinora non aveva mai avuto problemi con la giustizia, Giacomo Baroni e Francesco Preziuso non sono nomi nuovi alle forze dell’ordine. Entrambi sono legati a movimenti di estrema destra. Il primo è lo stesso che nell’ottobre scorso era stato denunciato dalla polizia dopo essersi assunto la responsabilità della presenza di un sacco nero pieno di mazze, bastoni, tondini di ferro, gambi di tavoli e aste di bandiere, all’interno del pullman dei tifosi in viaggio verso Grosseto per assistere al derby con la Lucchese. L’esponente dei Bulldog – già conosciuto dalla Digos per un episodio analogo – si era assunto tutta la responsabilità della presenza degli oggetti ad atti ad offendere sul bus dove viaggiavano 50 tifosi, tutti appartenenti a quel gruppo. Aveva detto che avrebbe distribuito quella roba all’arrivo a Grosseto. Per quella vicenda la procura aveva chiesto al gip di emettere un decreto penale di condanna nei confronti del giovane. Una sanzione pecunaria superiore ai duemila euro a cui l’avvocato, Alberta Cagnacci, si è opposta. Nelle prossime settimane verrà fissato il processo, con l’imputato che dovrà rispondere di porto abusivo di oggetti atti ad offendere.
 Preziuso invece era stato coinvolto nell’inchiesta sul danneggiamento alla libreria Baroni, compiuto nella notte del 29 agosto 2003. All’epoca non era ancora diciottenne. Stando alla procura, assieme ad altri quattro coetanei, tutti studenti, e ad un maggiorenne si era reso responsabile del reato di danneggiamento aggravato. Tutti gli indagati erano ritenuti vicini all’organizzazione politica di estrema destra Forza Nuova nella cui sede, all’epoca, furono sequestrate bandiere e bastoni. L’assalto alla libreria era avvenuto di notte. La vetrina era stata imbrattata con svastiche e sfondata con una spranga. I responsabili del negozio non avevano avuto dubbi: secondo loro ad agire erano stati estremisti riconducibili a movimenti xenofobi. Intanto le indagini proseguono. Sono attesi i riscontri sulla cintura sequestrata e sull’impronta di una suola di scarpa lasciata sul parabrezza dell’auto di Pardini.

Il procuratore è sicuro «Li prenderemo tutti»

LUCCA. Nessuna indulgenza contro la violenza e la prevaricazione. Il procuratore Giuseppe Quattrocchi non usa mezzi termini. «Le indagini non sono finite, li identificheremo tutti e prenderemo i provvedimenti necessari» tuona in conferenza stampa, non prima di essersi complimentato con il responsabile della Digos, Raffaele Gargiulo, e con il comandante del nucleo operativo e radiomobile, il tenente Paolo Volontè. Per il magistrato l’episodio dell’aggressione e del ferimento di Pardini è soltanto la punta dell’iceberg: «Una mentalità e una pratica di violenza stanno accreditandosi nel tessuto di una città tollerante, civile e serena come Lucca – prosegue Quattrocchi -. Vanno estirpati tutti gli intendimenti di prevaricazione perchè costituiscono delitti di sicuro allarme sociale. Fatti come questi possono innescare momenti di emulazione in soggetti psicologicamente più fragili. Soprattutto minorenni che finiscono per essere soggiogati e plagiati da chi usa un falso carisma per accreditarsi verso menti più deboli. Per questo sono necessari provvedimenti di massimo rigore. Indipendentemente dalla casacca a cui appartiene chi commette un reato. Sia esso schierato politicamente su un fronte o su un altro, vicino ad organizzazioni sportive, sociali o pseudoculturali. A Lucca non c’è spazio per azioni violente di questo tipo. Solo attraverso la denuncia di chi è rimasto vittima di un reato o di chi è a conoscenza di circostanze delittuose possiamo intervenire per fermare e punire i responsabili».
 Soddisfatto per l’esito delle indagini anche il questore Maurizio Manzo. «Dopo l’aggressione – dice – nel giro di 72 ore abbiamo consegnato un rapporto all’autorità giudiziaria con i nomi delle persone coinvolte a vario titolo nell’episodio. Se non ci fosse stata attenzione a monte non sarebbe stato possibile arrivare a questo risultato. È un primo tassello per arrivare a completare il mosaico».
 Il questore sottolinea che sia nel caso della Libreria Baroni, che nell’aggressione a Seghi e a Pardini la risposta della polizia è stata immediata. «Non abbiamo mai sottovalutato questi episodi – dice -. Vigiliamo giorno per giorno sugli estremismi».
 L’on. Raffaella Mariani si congratula per l’esito delle indagini: «È importante la tempestività e l’aver risposto con decisione a un fenomeno che doveva trovare risposta ferma. Nello scontro tra idee politiche la violenza non deve entrare».

A Coreglia la stessa matrice

LUCCA. Non solo aggressioni a giovani dei centri sociali o di estrema sinistra, ma anche episodi di vandalismo ai danni di extracomunitari. Uno avvenuto esattamente una settimana dopo l’agguato a Pardini, in una continua escalation di violenze e soprusi intollerabile in una città civile e democratica.
 I carabinieri di Coreglia, diretti dal maresciallo Mei, denunciarono il 3 marzo scorso cinque ventenni, tutti appartenenti al gruppo dei Bulldog, due dei quali accusati ora del ferimento dell’operaio dell’Asa. Una concomitanza che non è certo sfuggita alla procura della Repubblica. I tre ventenni – R.M. di Coreglia, G.B. di Antraccoli e A.B. di Capannori – e due minorenni di 16-17 anni senza un motivo danneggiarono con delle pietre in più punti, rompendo i vetri posteriori e laterali, un Fiat Fiorino usato da un marocchino di Coreglia, operaio per conto della ditta Fratelli Bandiera. Un gesto inizialmente inspiegabile visto che l’extracomunitario svolgeva regolarmente il suo lavoro. Il sospetto che dietro al danneggiamento aggravato si celassero ragioni legate alla xenofobia e all’intolleranza razziale adesso agli inquirenti appare motivato.

Fonte: Il Tirreno

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